Natale: la scienza dietro le luci

Dai grandi aperitivi che cominciano il pomeriggio del 24 dicembre e terminano con una cena ricca in quantità e varietà di pietanze, il Natale è l’opportunità per una chiacchiera con vecchi amici, riabbracciare i propri cari e rivivere il famoso “spirito natalizio”. E tutto questo, a quanto pare, potrebbe avere un fondamento scientifico.

Ma è anche un periodo che ci invita a riflettere su un altro tema: la luce. E su quanta ne produciamo. Durante le festività, la quantità di luce artificiale dispersa verso il cielo può aumentare dal 20 al 50%, contribuendo in modo significativo all’inquinamento luminoso.

Il cervello ama lo spirito del Natale

Uno studio danese, passato alla storia come il primo lavoro che ha cercato di indagare l’impatto del Natale sul nostro cervello, ipotizza che nella nostra materia grigia ci sia una “rete dello spirito natalizio” che comprende diverse aree corticali. I ricercatori, guidati da Anders Hougaard, hanno sottoposto venti volontari – dieci che amano il Natale e dieci che lo detestano – a risonanza magnetica funzionale (fMRI), mentre osservavano immagini natalizie alternate a immagini neutre. I risultati hanno riportato una maggiore attivazione di aree come la corteccia sensomotoria e il lobulo parietale nei “fan” del Natale. Il campione era piccolo e lo studio non permette conclusioni definitive. Ma l’idea resta affascinante.

A Natale siamo più attivi per un motivo

Le luci. Dell’albero dentro casa, delle piazze, dei fuochi d’artificio. La luce influenza profondamente la nostra fisiologia: dai ritmi circadiani al sonno (se pensiamo al rilascio di ormoni come melatonina e serotonina), fino all’umore, ai processi cognitivi come l’appredimento e la memoria e alle funzioni neuroendocrine. Il principale organo responsabile degli effetti della luce sul nostro organismo è l’occhio. Quando la luce colpisce la retina viene convertita da cellule specializzate in segnali neuronali diretti a diverse aree cerebrali. Oltre ai classici fotorecettori (coni e bastoncelli), esiste un terzo tipo di cellule: le cellule gangliari retiniche intrinsecamente fotosensibili (ipRGC), particolarmente sensibili alla luce blu.

Attenzione alla luce forte e all’esposizione prolungata

Mal di testa, affaticamento degli occhi e nausea. Questi sono solo alcuni degli effetti “collaterali” di un’illuminazione intensa. E non solo: sono stati documentati anche aumenti del rischio di incidenti, disturbi cardiometabolici e alcune forme di cancro. E pare che una luce uguale o superiore a 2000 lux, oltre a sopprimere la melatonina notturna, abbia proprietà stimolanti comparabili a quelle della caffeina. Un effetto osservato anche per lunghezze d’onda della luce visibile – quella che l’occhio umano percepisce e che varia tra 380 e 750 nanometri (nm) – più corte. Ad esempio, in un esperimento l’esposizione di 6 ore e mezza a una lunghezza d’onda compresa tra 460 e 555 nm ha indotto una maggiore soppressione della melatonina a 460 nm.

Ed è qui che entrano in gioco i dispositivi elettronici. Smartphone, tablet e computer utilizzano diodi emettitori di luce (LED) che, rispetto alle tradizionali lampade a incandescenza, producono picchi di emissione più stretti, percepiti come quasi indistinguibili dalla luce del giorno. Il problema non è tanto la quantità di luce emessa, quanto quando e come la utilizziamo: alzi la mano chi non fa l’ultimo scroll della giornata su Instagram sotto il piumone prima di addormentarsi!

Il Natale come occasione per riflettere sull’inquinamento luminoso

Un dato su cui spesso poco ci si sofferma quando si è presi ad ad addobbare alberi, balconi e facciate con lucine e decorazioni è l’impatto di tutti questi oggetti sull’inquinamento luminoso. Perché, se da un alto i led permettono di risparmiare sull’elettricità, dall’altro lato stanno favorendo l’inquinamento luminoso. Ad oggi la superficie terrestre illuminata artificialmente di notte è aumentata del 2,2 per cento annuo e a nel periodo natalizio può aumentare del 20–50%. Per non parlare delle emissioni: tra dicembre e gennaio solo in Italia, le luci aumentano i consumi energetici di circa il 30% e rilasciano fino a 20mila tonnellate di anidride carbonica (CO₂), pari a 46.400 MWh di energia consumata.

Aumento dell’inquinamento luminoso a livello globale in relazione alle celebrazioni religiose. Fonte: Ramírez et al, 2023.

La luce ci accompagna, ci unisce.

Ma forse il Natale è anche questo: una festa che illumina… ma che ci invita a riflettere su quanta luce serve davvero.

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