Meteoropatia: dalle giornate corte agli sbalzi d’umore

Le giornate di sole si sono ridotte, la luce arriva tardi e se ne va troppo presto. E il nostro umore sembra spegnersi un po’ alla volta, ma non è la fine del mondo: è solo meteoropatia. E dopo la pioggia, torna sempre il sole.

Secondo diversi studi ne soffre un cittadino europeo su tre, mentre in Italia ne sono colpite circa 18 milioni di persone. La meteoropatia rientra nei manuali di psichiatria, in cui prende il nome di Disturbo Affettivo Stagionale (in inglese Seasonal Affective Disorder o SAD), termine coniato per la prima volta nel 1984 dallo psichiatra Norman Rosenthal.

Non è pigrizia: è aggiornamento software stagionale… e il sistema crasha

Non è sonnolenza o semplice noia. Nel passaggio dall’estate all’inverno il nostro organismo deve ritarare tutto: orari, luce, abitudini, ritmi sociali. E qualcuno ne risente un po’ di più. Il Disturbo Affettivo Stagionale, una vera e propria forma di depressione che colpisce soprattutto in autunno e inverno, migliora di solito verso la primavera (ma esiste anche una forma legata al periodo estivo). Ci sente doloranti, stanchi, giù di corda, o anche agitati, ansiosi o addirittura irritati. E, per chi soffre già di patologie croniche o disturbi neurologici, il tutto può amplificarsi.

Meteoropatia: serotonina in ferie, melatonina in straordinario

In questi periodi non serve essere affetti da meteoropatia per sentirsi un po’ più sotto tono. Le variazioni meteorologiche (vento, temperatura, umidità, nuvolosità, precipitazioni, luce solare) influenzano l’azione di specifiche molecole chiave del nostro benessere:

  • Serotonina → l’ormone della “felicità”, aumenta con la luce
  • Melatonina → aumenta con il buio e regola il ritmo sonno-veglia
  • ACTH e altri ormoni dello stress → aumentano quando l’umore peggiora
  • Endorfine → altre sostanze che ci fanno provare il senso di piacere e benessere, calano quando siamo “spenti”

In estate, chi soffre di disturbo affettivo stagionale produce più serotonina: può sentirsi agitato o avere difficoltà a dormire.
In inverno succede l’opposto: un vero e proprio “letargo emotivo”.

Fatti di carne sì, ma anche di elettricità

La nostra co-esistenza con l’ambiente circostante può crearci altri problemini tecnici, dovuti sia all’inquinamento elettromagnetico legato alla presenza sempre più diffusa di dispositivi, sia all’aria che respiriamo. L’atmosfera, infatti, è attraversata da un campo elettrico verticale, in media di circa 100 volt per metro, diretto verso il suolo. Questo campo contribuisce a distribuire gli ioni nell’atmosfera:

  • Gli ioni positivi, che tendono a concentrarsi vicino al terreno. Si tratta dei cosiddetti radicali liberi, responsabili dello stress ossidativo e della comparsa di diverse malattie, ma anche di quelli provenienti da campi elettromagnetici generati dai dispositivi (che tra l’altro possono disturbare la funzione cerebrale e indebolire il sistema immunitario).
  • Gli ioni negativi, che si accumulano negli strati superiori e stimolano il sistema immunitario, il rilascio di serotonina e neutralizzano gli inquinanti. Tuttavia, polvere, umidità, pollini e spore di muffe (carichi positivamente) li catturano facilmente, facendoli sparire dall’aria prima ancora che arrivino ai nostri polmoni.

E non finisce qui: secondo numerosi studi clinici l’attività dei fulmini può provocare l’insorgenza di mal di testa, sintomi dolorosi, infarti, crisi epilettiche, disturbi del sonno, problemi di concentrazione e alterazioni nell’EEG a lunghe distanze (migliaia di km) dall’area del temporale.

Meteoropatici: i radar del maltempo

I sintomi della meteoropatia sono come il vento: li sente chi li vive, ma non li vede nessuno. Sono invisibili, silenziosi, spesso fraintesi o sottovalutati. E possono comparire anche due giorni prima che avvenga, ad esempio, un temporale, magari anche a migliaia di chilometri di distanza. Per questo chi è meteoropatico viene scambiato per “sensibile”, “drammatico”, “pigro” o “ansioso”, quando in realtà il suo corpo sta semplicemente rispondendo all’ambiente.

No, non esiste ancora la pastiglia ‘anti-novembre’

Non esiste una “pillola per la meteoropatia” e la ricerca è ancora indietro. Si trattano solo i sintomi, proprio come si farebbe in qualsiasi altra condizione non stagionale. Le strategie che possono aiutare sono:

  • psicoterapia, per evitare il circolo vizioso “mi sento male → resto a casa → peggioro”
  • stile di vita regolare
  • attività fisica, anche leggera
  • esposizione alla luce naturale quando possibile

La meteoropatia non è debolezza, è un modo del corpo di dialogare con il mondo esterno. E la buona notizia è che — come sempre — dopo la pioggia torna il sole.

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