A prima vista sembra un dettaglio banale, ma dietro c’è una spiegazione botanica sorprendente. Non tutti gli agrumi si comportano allo stesso modo. E mandarini e pompelmi sono quasi agli antipodi.
I primi si staccano facilmente dall’albero, mentre i secondi possono restare attaccati molto più a lungo.
La differenza dipende da fattori come la struttura della buccia, la robustezza del peduncolo – il piccolo gambo che collega il frutto al ramo – e i meccanismi di abscissione, cioè il processo con cui la pianta decide quando lasciare andare un frutto.
Struttura degli agrumi
Gli agrumi sono costituiti dal pericarpo, la parete che avvolge e protegge i semi. Questo tessuti è diviso in ulteriori tre tessuti:
- l’esocarpo o flavedo, cioè la buccia, colorata e ricca di oli essenziali,
- il mesocarpo o albedo, la parte bianca compresa tra la buccia e l’endocarpo e di solito negli agrumi, che nei mandarini si disintegra durante la maturazione dei frutti, lasciando visibile solo il reticolo dei fasci vascolari.
- l’endocarpo, composto da uno (come nel pomodoro) o più strati cellulari che proteggono il seme.

La zona di abscissione: perché mandarini e pompelmi si staccano dall’albero
Il distacco (o abscissione) dei frutti non avviene per caso. In botanica esiste una struttura specifica, la zona di abscissione, che è uno strato microscopico di cellule situato tra il frutto e il ramo. Quando la pianta “decide” che il frutto è pronto per staccarsi, queste cellule iniziano a produrre enzimi che indeboliscono le pareti cellulari.

L’abscissione è regolata da enzimi e ormoni vegetali tra cui etilene e auxine, che controllano la maturazione e la caduta dei frutti. La pianta non sarebbe in grado di sostenere un numero elevato di frutti, per questo meno del 10% dei fiori (o più spesso dell’1-5%) diventa frutto maturo. In caso di fioritura abbondante si può scendere anche al di sotto dello 0,1%.
Come funziona l’abscissione
L’abscissione avvienein diversi momenti. Il primo, dopo la fioritura,: si forma uno specifico nella giunzione tra fusto e peduncolo. Le cellule degradano l’amido trasformandolo in zuccheri e rilasciano enzimi che indeboliscono la parete cellulare. Se il processo continua, il frutto cade. In caso contrario, la pianta rafforza il peduncolo – più robusto e lignificato in frutti grandi come i pompelmi – e la sua struttura vascolare, cruciale per alimentare il frutto in crescita. Al centro, invece, si sviluppa il parenchima midollare – la polpa –accumulando acqua, zuccheri e nutrienti.
Perché i mandarini cadono più facilmente dei pompelmi
Ci sono diverse ragioni:
- i mandarini hanno una maggiore tendenza al cosiddetto fruit drop, cioè alla caduta spontanea del frutto;
- nei mandarini, rispetto ai pompelmi, la zona di abscissione tende ad attivarsi più rapidamente e il frutto, più piccolo e sostenuto da un peduncolo relativamente sottile, può separarsi con maggiore facilità;
- si tratta di frutti molto delicati, esposti a disturbi fisiologici della scorza se soggetti a piogge e variazioni di umidità relativa;
- infine, secondo uno studio comparativo condotto su diverse specie di agrumi – tra cui mandarini, arance, limoni e pomeli – i mandarini sono più facili da sbucciare perché presentano una minore aderenza tra buccia e polpa e bassa resistenza della scorza.
- Infine studi agronomici che misurano la cosiddetta fruit detachment force – cioè la forza necessaria per staccare un frutto – mostrano che aumenta in relazione alle dimensioni del frutto.

Un equilibrio tra peso e strategia evolutiva
A prima vista potrebbe sembrare un paradosso: il frutto più pesante è anche quello che si stacca con più difficoltà.
In realtà, si tratta di una strategia evolutiva, che ha permesso agli agrumi di essere così diversi tra di loro e resistenti come li conosciamo.
