L’estate è alle porte e il caldo inizia a farsi sentire. L’Europa sta infatti attraversando la prima ondata di calore dell’anno. Per molti basta accendere il condizionatore, ma non per tutti. È qui che entra in gioco la cooling poverty, la povertà da raffrescamento. Si tratta di una forma di disuguaglianza legata ai cambiamenti climatici, che colpisce chi non può accedere a sistemi di raffrescamento adeguati a causa di redditi bassi, costi energetici elevati o abitazioni inefficienti.
Enrica De Cian (Università Ca’ Foscari di Venezia), Giacomo Falchetta (Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici o CMCC) e colleghi hanno voluto capirci di più ed esattamente un anno fa hanno pubblicato uno studio sul Journal of Environmental Economics and Management.

Temperature superficiali registrate durante l’episodio di caldo che ha interessato l’Europa il 26 maggio 2026.
Fonti: dati Copernicus Sentinel-3 (2026), elaborazione ESA.
Il problema dietro la cooling poverty
L’ondata di calore estivo che sta interessando l’Europa è provocata da una cosiddetta cupola di calore (heat dome). In pratica, un’area di alta pressione persistente ha intrappolato aria calda vicino alla superficie, impedendo l’ingresso di masse d’aria più fresche e favorendo un aumento delle temperature per giorni. Ma questo potrebbe essere (purtroppo) solo l’inizio. Secondo la World Meteorological Organization (WMO) tra il 2025 e il 2029 la temperatura media globale annuale in prossimità della superficie terrestre sarà compresa tra 1,2°C e 1,9°C (superiore alla media degli anni 1850-1900). Inoltre, c’è un’alta probabilità che il riscaldamento medio sarà di oltre 1,5 °C rispetto alle stime precedenti.
Comfort termico e consumi
L’indagine ha coinvolto quasi 700mila famiglie residenti in 25 paesi (circa il 62% della popolazione mondiale), che usufruiscono di quasi tre quarti dell’elettricità globale. Il possesso di un condizionatore aumenta il consumo medio di elettricità del 36% (in alcuni casi può arrivare fino al 57%). Tuttavia, questo valore può subire delle oscillazioni dovute a fattori come condizioni meteorologiche e contesto nazionale.
Il gruppo di ricerca del CMCC ha sviluppato un modello in grado di inquadrare la cooling poverty e restituire una fotografia dell’impatto della temperatura sul consumo di elettricità residenziale. Dure le variabili analizzate:
- Il comfort o benessere termico (quanto ci si sente a proprio agio con una certa temperatura), che diminuisce se la temperatura si allontana troppo da un valore ideale (o “punto di beatitudine”) a cui non serve né riscaldare né raffreddare;
- il consumo di energia elettrica necessario per raggiungerla.

Fonte: WMO, 2025.
Inquadrare la cooling poverty
I risultati mostrano che entro il 2050 la domanda globale di energia per il raffrescamento residenziale potrebbe sfiorare i 1.400 TWh/anno, con costi economici compresi tra i 124 e 177 miliardi di dollari. A questo si aggiunge una quota aggiuntiva di emissioni di CO₂ da 670 e 956 Mt, simile a quelle della Francia. La distribuzione di condizionatori passerà dall’attuale 28% al 41-55% entro il 2050 e si concentrerà soprattutto nei paesi ad alto reddito (Italia, Stati Uniti e paesi OCSE non-UE (Australia, Canada e Giappone).
Una quota significativa di emissioni arriverà dai paesi a medio e basso reddito (Cina, India, Indonesia), dove l’uso dell’aria condizionata potrà subire un’impennata. Al contrario, in diverse zone dell’Africa la penetrazione rimarrà sotto il 15% e solo in India potrebbe essere necessario un ampliamento della capacità di generazione tra il 18% e il 29%. In questi paesi (che comprendono anche Brasile, Messico ecc.) è diffuso l’utilizzo di ventilatori e raffrescatori evaporativi, con una scarsa efficacia. In India la domanda media di elettricità di una famiglia rurale è pari alla metà del consumo residenziale medio nazionale. Nei paesi industrializzati, invece, le famiglie medie consumano circa cinque volte di più di una famiglia media (di dimensioni maggiori) in un paese in via di sviluppo.
Non più un bene di lusso, ma una questione di salute pubblica
La cooling poverty riguarda anche le profonde differenze economiche tra le famiglie. In base alle variabili analizzate, una famiglia consuma in media 2.439 kilowattora (kWh) all’anno, mentre la prevalenza dell’aria condizionata è di circa il 26%. Quelle più povere possono arrivare a spendere fino all’8% del proprio budget in elettricità, contro una quota compresa tra lo 0,2% e il 2,5% per quelle più ricche. Non solo, negli Stati Uniti, in Cina, in Brasile, in India e in Pakistan, le famiglie benestanti consumano tra 1.033 e 1.436 kWh all’anno per il raffrescamento. Quelle economicamente più fragili, invece, si fermano in media a 679 kWh.

Fonte: De Cian E et al, J Environ Econ Manage (2025).
Possibili soluzioni contro la cooling poverty
L’aria condizionata protegge dagli effetti del caldo estremo e in molte situazioni può letteralmente salvare vite. Ma quando possibile, prima di accendere il condizionatore è importante sfruttare tutte le strategie di raffrescamento passivo disponibili, tra cui:
- ventilare gli ambienti nelle ore più fresche;
- chiudere persiane e tende durante il giorno;
- favorire la ventilazione naturale degli ambienti e utilizzare ventilatori in modo corretto, evitando disidratazione eccessiva.
Una delle sfide più grandi riguarda la progettazione urbana. Le città moderne accumulano grandi quantità di calore a causa di asfalto, cemento e superfici scure. Questo fenomeno, noto come “isola di calore urbana”, può far registrare temperature di diversi gradi superiori rispetto alle aree circostanti. Tra le strategie più promettenti figurano:
- uso di coperture, pavimentazioni e tetti chiari che riflettono maggiormente la radiazione solare;
- aumento di aree ombreggiate;
- utilizzo dei cooling spaces, spazi pubblici climatizzati dove le persone possono trovare sollievo durante le giornate più torride (biblioteche, centri civici, strutture pubbliche, luoghi di aggregazione ecc.);
- infine, un’altra leva importante è rappresentata dall’energia solare, soprattutto in Italia, che potrebbe ridurre in modo significativo i costi del raffrescamento e rendere le famiglie meno vulnerabili agli aumenti del prezzo dell’energia.
