Groenlandia: perché è cruciale per il clima globale

Incontaminata. Madre. Selvaggia. Lontana. È così che immaginiamo la Groenlandia. Eppure, questa isola, la più grande al mondo, è vicina a noi più di quanto possiamo pensare.

La Groenlandia è uno dei regolatori chiave del clima globale. Il suo scioglimento sta già influenzando il livello del mare, le correnti oceaniche e gli eventi estremi che colpiscono anche Europa e Nord America.

Perché la Groenlandia (e l’Artico in generale) è importante quando si parla di clima

Dalla biodiversità alla regolazione del clima globale, fino alle terre rare. La Groenlandia è oggi una delle pedine su cui si giocano gli equilibri globali, anche e soprattutto dal punto di vista climatico. Secondo un articolo uscito sul Guardian il 15 gennaio, l’estensione media del ghiaccio marino nell’Artico negli ultimi cinque anni è stata di 4,6 milioni di km², un calo del 27% rispetto alla media di 6,4 milioni di kmq tra il 1981 e il 2010. In termini concreti? Un’area grande quanto la Libia non riflette più la luce del Sole.

E quindi?

L’effetto albedo e il ruolo di “climatizzatore” globale

Il ghiaccio non è solo acqua congelata. È uno specchio. Le superfici bianche riflettono fino al 60–70% della radiazione solare. L’oceano scuro ne riflette appena il 5%. Il resto viene assorbito e trasformato in calore. Come spiega l’Istuto polare norvese, “l’effetto albedo è un effetto auto-rinforzante importante per lo sviluppo del cambiamento climatico a livello globale, compreso il tasso di scioglimento dei ghiacci e la temperatura degli oceani”. Meno ghiaccio significa meno luce riflessa, più energia trattenuta e più riscaldamento. È un feedback positivo:


Più caldo → meno ghiaccio → ancora più caldo

Lo scioglimento dei ghiacciai ha favorito la comparsa di fioriture algali in Groenlandia che concorrono, ancora una volta, al meccanismo di feedback positivo. Secondo uno studio condotto dal Max Planck Institute for Marine Microbiology (Germania) e dell’Università di Aarhus (Danimarca) basta anche il rilascio di pochi nutrienti congelati per favorirne la crescita. Un fenomeno responsabile, secondo i ricercatori, di un decimo dello scioglimento dei ghiacci sulla costa occidentale dell’isola.

Il fenomeno dell’amplificazione artica

Fioriture algali e riduzione dell’albedo concorrono a un altro fenomeno, quello dell’amplificazione artica, dove l’Artico si riscalda più velocemente del resto del pianeta. Dalla metà del XX secolo, le temperature medie globali si sono riscaldate di circa 0,6°C, ma le temperature artiche sono aumentate circa due volte più velocemente rispetto alle medie latitudini. Una delle conseguenze dirette è stata la riduzione del ghiaccio marino: negli ultimi 45 anni, la sua estensione nel mese di settembre è diminuita di oltre il 40%.

Mappa della media annuale della variazione di temperatura al suolo tra il 1960 ed il 2023. 
Fonte: NASA

Più eventi estremi

L’amplificazione artica sconvolge anche ai modelli meteorologici che interessano le medie latitudini, con un scioglimento più rapido della neve in Eurasia e Nord America, con un aumento di alluvioni, siccità, inondazioni, ondate di calore e di freddo, piogge intense in Europa e Nord America. Esempi noti sono le ondate di calore europee e russe del 2010, le inondazioni del fiume Mississippi del 1993 e le gelate in Florida durante l’inverno 2010-2011.

Cos’è l’AMOC e perché è importante

Infine, non va dimenticato che lo scioglimento dei ghiacciai sta influenzando una delle principali “pompe” del clima terrestre: la circolazione oceanica atlantica (Atlantic Meridional Overturning Circulation in inglese, abbreviato in AMOC). Una sorta di “nastro trasportatore di calore” che porta in superficie acqua calda e salata e la trasporta verso il Nord Atlantico, dove si raffredda e forma il ghiaccio marino. Man mano che questo ghiaccio si forma, il sale viene lasciato nell’acqua dell’oceano, che diventa più densa, affonda e viene rimandata verso sud. Questo meccanismo — potente quanto cinquanta volte il consumo energetico annuo dell’umanità — contribuisce a rendere mite il clima europeo. Ma la fusione della calotta groenlandese immette acqua dolce nell’oceano, meno densa, che fatica a sprofondare. Il motore rallenta. E il clima diventa più instabile.

Cosa cambia con il riscaldamento globale?

Ma la fusione dei ghiacci artici e della calotta groenlandese sta riversando grandi quantità di acqua dolce (meno densa) nell’Atlantico settentrionale, che fatica a sprofondare e rallenta l’AMOC. Un fenomeno in corso da decenni che nel clima europeo si sta già traducendo in ondate di calore più persistenti, maggiore instabilità atmosferica e cambiamenti climatici più bruschi. A peggiorare il quadro contribuisce anche l’aumento delle precipitazioni, perché un’atmosfera più calda trattiene più umidità e immette ulteriore acqua dolce nell’oceano. Non a caso, dall’Ottocento a oggi, l’Atlantico settentrionale è stata una delle poche regioni del pianeta a raffreddarsi, mentre il resto del mondo continuava a scaldarsi.

Le conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia

Lo scioglimento accelerato della Groenlandia sta portando con sé nuove occasioni di commercio, come la nuova “Via della seta polare” ma dal punto di vista climatico e sociale le cose stanno un po’ diversamente. La perdita di enormi quantità di ghiaccio sta favorendo l’innalzamento del livello del mare, minacciando le comunità costiere di tutto il mondo. E proprio dalla fine del 2025 a tutt’ora è in corso il primo caso documentato di migrazione climatica da un’isola del Pacifico, Tuvalu, verso un’altra nazione l’Australia legato all’aumento del livello del mare.

Groenlandia

In secondo luogo, il rilascio di grandi quantità di acqua dolce nell’oceano sta alterando la circolazione oceanica globale, con conseguenze imprevedibili sul clima. Entro il 2100, secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change potrebbe aggiungere tra i 10 e gli oltre 20 cm al livello del mare. Osservazioni recenti che molti ghiacciai di sbocco stanno rapidamente arretrando, con la relativa grounding line, il punto in cui il ghiaccio smette di poggiare sulla roccia e inizia a galleggiare, che si sposta verso l’interno, segno di crescente instabilità.

La Groenlandia è uno degli ingranaggi che tengono in equilibrio il pianeta.
E quell’equilibrio oggi è sotto pressione.

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